martedì 31 gennaio 2012

23 etapa 60 Km. Puerto Fachinel - Puerto Guandal


Al risveglio la temperatura è quella di una mattina di primavera. Preparo le borse, e conto i picchetti mentre smonto la tenda.
Con la tazza di caffè in mano guardo il cielo.
Qui nel Cile del Sud  le nuvole piene di pioggia corrono veloci e sono sempre presenti.
Domenica, c'è poco vento, il sole ogni tanto appare.
La strada sale e dopo qualche centinaia di metri diventa l'ingresso per una nuova vallata.
Il cielo lì è scuro e le nuvole basse diventano nebbia. Pioggia sicura. Autunno, forse inverno.
Ogni vallata ha la sua stagione.
Pioverà tutto il giorno. Salite impossibili, acqua, vento e 7°. Bella domenica.
La mattinata mi fa guadagnare 12 chilometri in 4 ore.
Pranzo con un litro di latte al cioccolato, biscotti e quattro panini con dulce de leche.
Una piccola mandria du mucche al pascolo mi tiene compagnia andando avanti e indietro al seguito di un toro nero che fa da condottiero.
Il pomeriggio andrà meglio, sembra che l'acqua stia sciogliendo le salite, ora da 6,5 km all'ora sono piacevoli.
Raggiungo Mallin Grande e mi domando che il “Piccolo” dev'essere stato tanto piccolo da non vederlo neppure.
Spesa al minimarket. Pane, latte, dulce de leche, formaggio e dulce de membrillo una gelatina di marmellata che si vedeva anche da noi anni fa con il nome di “fruttino”, monoporzione da una ventina di grammi. Il Dulce de Membrillo qui deve andare forte, la confezione è da 500 grammi.
Il proprietario del mercado ha i baffoni e modi simpatici.
Guardo l'espositore vuoto delle sigarette con paura e incertezza nel domandare.
“Mi spiace,le sigarette le abbiamo finite”.
Faccio qualche scena da disgrazia apocalittica per fargli capire che sono un forte fumatore che non accende una sigaretta da 2 giorni.
Capisce il problema. Tempo fa gli era caduto un pacchetto dietro un mucchio di scatole, pacchetti, scatolame, sacchetti e cianfrusaglie. Rovista per un minuto e si arrende. Gli dico che non ho fretta e che per una sigaretta posso mettermi a servizio e aiutarlo a sistemare.
Va a chiamare la moglie che dopo trenta secondi di ricerca è risolutiva. Le sigarette non ci sono, sono 5 anni che ho smesso di fumare, il fumo fa male, vedrai che non fumare ti farà bene.
Nel pueblo un ragazzo armeggia con un saldatore. Potrei fargli saldare il portapacchi anteriore che viene esaminato a non si può saldare perchè fatto di una lega di cui ora non ricordo il nome. Il saldatore non fuma.
Per strada si ferma un pick-up per chiedermi se va tutto bene. Ci salutiamo, fanno qualche metro, ingranano la retro e mi porgono un succo di frutta. La Benzina.
Non ci posso credere, nonostante tutto la giornata si conclude con 60 km e l'arrivo a Puerto Guadal.
Chiedo informazioni per una camera e una signora si intromette nel discorso dicendo che ha una camera e che da lei risiedono anche due italiani. Il posto è un vero Hotel Patagonico, nella sala da pranzo c'è una bella stufa accesa. Al tavolo 2 commessi viaggiatori che stanno redigendo l'inventario delle merci e seduti in poltrona con un libro i due italiani. Sono rocciatori di Belluno bloccati dal al tempo nella loro impresa, il Hielo Sur la parte meridonale del grande ghiacciaio continentale. Rinunceranno, sono già alcuni giorni che aspettano un miglioramento delle condizioni meteo e le previsioni non sono confortanti. Torneranno a Bariloche da fare ce n'è anche lì.
Si complimentano con me per l'impresa. Specifico che questa e' l'ultima. "Si diciamo sempre cosi' anche noi".
Il cane dell'Hotel è nero, bello e timido come tutti i cani patagonici.
Chiedo come si chiama. “Cuccuruccu”
Non ci posso credere, “Cuccuruccu”.
Al sentire il suo nome si rianima e gli viene voglia di giocare.
La cena davanti alla stufa è ottima e abbondante.
All'Hotel El Huemules si sta bene.

22 etapa 49 Km. Cile Chico - Puerto Fachinel



L'Hotel non prevede la colazione e alle 8.00 del sabato Chile Chico è deserta. Tutto chiuso.
Il supermercato aprirà alle 10.00. Mi siedo fuori dal panificio che aprirà alle 9.30.
Mi servono degli elastici per fissare il portapacchi davanti che sta andando in pezzi.
C'è una ferramenta ma gli elastici non li hanno, hanno delle corde. Chiedo del filo di ferro ma non capiscono cosa voglio allora prendo a campione un filo di rame e gli dico “così ma di ferro”, niente da fare, acquisto 1 mt di filo di rame purissimo e duttilissimo che si romperà dopo qualche chilometro.
Non costa quasi niente perchè il Cile è il maggiore produttore di rame del mondo.
Trovo un internet point e aggiorno il blog.
Sono riuscito chissà come a perdere le cuffie dell'ipod, sono davanti ad un negozio di elettrodomestici ma non entro, è tardi e comunque mentre viaggio voglio avere le orecchie libere per sentire quando sopraggiungono veicoli, quando perdo una borraccia o quando la bici potrebbe fare rumori strani che richiedono un indagine veloce.
Ormai la mattina se né andata, è mezzogiorno ma non mi fermo a pranzare perchè non ho con me antistaminici e credo di essere allergico a Chile Chico. L'uscita dal pueblo è una salita che potrebbero usare come esame di affaticamento nel reparto cardiologia.
Vedi Chile Chico è poi muori.
Il viaggio di oggi è emozionante, i paracarri inesistenti, guardare di sotto sembra attivare un supermagnete che attira la bici. Il vento forte è imprevedibile nel presentarsi ed è sempre contro, anche quando la strada piano piano gira intorno ad un tornante e a rigor di logica dovresti trovarterlo alle spalle lui ti soffia dritto in faccia.
C'è un camioncino parcheggiato a bordo strada, tre uomini stanno ripristinando un tratto di recinzione di un terreno mentre arrivo arrancando, stando attento ai sassi più grossi e che la lingua non i finisca tra i raggi. Le persone che si incontrano sono poche e ci si saluta sempre. Uno di loro si mette a urlare “ehi amico ti serva acqua? Succo di frutta?” agitando una bottiglia da 2 lt di spremuta d'arancia, “guarda come sei flachito (magro), devi mangiare di più e poi copriti che farà molto freddo”. Ringrazio ma proseguo perchè l'energia è arrivata e il cuore ora è caldo.
Ho fatto 49 km., A Ushuaia a queste medie giornaliere non arriverò più. Trovo uno spiazzo per la tenda, il posto è bello ma il manto erboso irregolare e con sterpi spinosi. Ripulisco il necessario e per la prima volta monto la tenda sotto attacco dal vento. Il metodo di montaggio da foglietto delle istruzioni non va bene se c'è vento forte, la tenda prenderebbe il cielo come una mongolfiera così studio un sistema ad hoc che funziona alla perfezione. Prima si picchetta la base della tenda e poi si montano i pali.
Il cielo è stellatissimo e solo oggi mi accorgo che le placchette dei tiranti della tenda sono fluorescenti per segnalarne l'ingombro.
Piove tutta notte, il vento fischia ma all'interno della tenda è come essere a casa davanti al caminetto.


21 etapa 55 Km. Puerto Ibanez



Stamattina per strada incontro un loquace giovane ragazzo cileno in bici.
Arriva da Ushuaia e il suo viaggio finirà a Coyhaique, la città dove abita.
E' contento, io sono vestito autunnale e lui sfida l'arietta gelida con una maglietta a mezze maniche. Ho capito come fa a non avere freddo la maglietta è il suo trofeo di Ushuaia che riporta qualcosa tipo: “Ushuaia a la fin del mundo e a l'inicio della vida”.
Non ha dubbi il percorso più bello è quello della Carrettera Austral, quello che ha fatto anche lui. Racconta che a Ushuaia c'è un posto che offre pane gratis ai ciclisti e un bicicletero che ripara bici gratis e se devi prendere l'aereo ti regala l'imballo.
Chiedo se è mai stato in Europa in bici.
“No, ma mi hanno detto che è facile. Le città sono tutte attaccate”.
Bè non proprio, dipende dove vai.
Al momento di lasciarci mi invita a seguirlo verso Coyhaique e io ricambio chiedendogli di farmi strada per Ushuaia visto che lui l'ha gia fatta.
Puerto Ibanez è un pueblo chichito, una grossa insegna del governo riporta una gigantografia del lungo lago come sarà dopo l'opera di ristrutturazione. Nella rappresentazione ci sono persino ragazzi accampati con  la tende proprio dove adesso se ci fosse parcheggiato un camper verrebbe soffiato via in acqua.
Gli operai che ci stanno lavorando andrebbero obbligati ad ancorarsi con un morsetto di sicurezza a qualcosa di inamovibile.
La fila per acquistare il biglietto del ferry è lunga. Occorre presentare un documento d'identità, vengono inseriti tutti i dati nel computer e stampati i biglietti che vanno poi firmati. Tutta questa tracciabilità delle persone è dovuta al fatto che il segnale gsm è pressochè nullo, i bancomat scarsi e i pagamenti con carta di credito rarissimi, Se per qualsiasi motivo è necessario risalire agli spostamenti di una persona non si può fare affidamento su questi strumenti.
Il bigliettaio è gentile, sorridente, attento e quando legge sul documento che sono italiano ci tiene a specificare che lui è brasiliano.
Ci si imbarca e si arriva a Chile Chico in 2 ore.
Sono le 21.30 trovo una stanza e l'unica possbilità di cena è in una paninoteca con maxischermo che trasmette video musicali revival fino agli anni '80.
I panini sulla lista mi sembrano a prima vista un po'cari perchè non è specficato che l'imbottitura prevede mezza mucca in un campo di lattuga e pomodori.
E' sabato sera e l'alloggio è nei pressi di una discoteca che non economizza in decibel.
Musica House latino-americaneggiante con animazione fino alle 5.00 del mattino.


il segnale preferito

sabato 28 gennaio 2012

20 etapa 70 Km. Coyhaique - verso Puerto Ibanez


Il consiglio che mi ha portato la notte è quello di proseguire per la Carrettera Austral.
Parto subito, non mi fermerò a riposare.
Quindi Puerto Ibanez per prendere il traghetto che mi sbarcherà a Chile Chico e da li giù per la Carrettera Austral fino a Villa O'Higgins.
In albergo le colazioni sono sempre scarse. Non c'è mai lo yogurt e di briosh neanche l'ombra.
Mi abbuffo comunque di caffelatte e pane burro e marmellata.
Preparo le borse e uso il bagno.
In ogni bagno sia del Cile che dell'Argentina c'è il cestino per la carta igienica che non và assolutamente buttata nel wc perchè intaserebbe la fognatura. Lo stesso effetto che potrebbe avere da noi un pannolino.

In piazza davanti alla chiesa due persone mi indicano dov'è la casa del vescovo Luigi.
Sembra non ci sia nessuno in casa.
Appare Renè un collaboratore del Vescovo. Gli spiego la situazione e i invita ad entrare. Il vescovo oggi è in un'altra città. Oggi è qua, domani là, a Coyhaique viene solo se c'è qualche funzione particolare. Mi invita ad entrare per telefonargli ma non voglio disturbare, scrivo su un biglietto strappato dal diario chi sono, che ero passato per salutarlo e che spero di conoscerlo quando verrà a Crema.

Rene'

A Coyhaique c'è veramente tutto anche 2 affollate farmacie grandi come ipermercati.
Una cicloturista con 2 bici parcheggiate fuori da un supermercato si offre di custodire anche la mia per darmi non più di 10 minuti di tempo per fare un po' di spesa. E' tedesca, mi posso fidare ma è meglio puntare la sveglia.
Quando esco c'è anche un ragazzo, che vedendomi magrolino e con 2 sacchetti della spesa semivuoti mi prende in giro chiedendomi se sono le provviste di una settimana.
Arrivano da Villa O'Higgins e stanno risalendo fino ad Esquel.


Finalmente si parte, è tardi, sono già le dieci.
Un po' salendo e un po' scendendo da poco più di un centinaio di metri di quota mi ritrovo verso sera a quota 933 mt. Finalmente arrivano le vere discese. Il vento è pazzesco continua a cambiare direzione e intensità come se qualcuno con in mano un controller per la gestione del vento stesse giocando a: “Fai cadere lo stupido idiota in bicicletta”.
Il giocatore ha perso la partita, sono arrivato sano e salvo al Parco Nazionale Cerro Castillo dove c'è un cartello che indica le specie animali e un campeggio con docce.
Il cartello specifica le tariffe: 1000 pesos per i cileni e 2000 per gli stranieri; ma quello che mi fa propendere per continuare il cammino è che sul cartello non viene riportato a quanti metri o chilometri si trova il campeggio. E se fossero 4 km? Andata+Ritorno, 4+4=8 per scoprire magari che in questo periodo dell'anno è chiuso.
Meglio proseguire e portarmi avanti così domani resteranno meno chilometri per Puerto Ibanez e se dovesse capitare una foratura o qualche altro inconveniente dovrei riuscire comunque a non perdere il traghetto delle 19.00.
Con la coda dell'occhio sul ciglio della strada vedo ricomparire i “triboli” quelle spine sempre in piedi che provocarono parecchie scocciature a me e alle gomme.
Qui sono più piccoli e le spine meno robuste ma meglio non rischiare e stare attenti.
Trovo un area perfetta in un terreno recintato senza cancello in legno, è uno spiazzo morbido nascosto dalle piante, su di una collinetta.
Trasporto prima le borse e poi la bici in spalla per evitare i triboli.
Sono in tenda e mi viene la curiosità di sapere quanti gradi ci sono.
Vado a prendere il computerino della bici che segna 9° e lo porto in tenda.
Dopo mezz'ora segna 12°.
Il saccoapelo indica una temperatura esterna ottimale di 11°, il limite di benessere è di 3° e la temperatura al di sotto della quale si rischia l'assideramento è di -11°.
Chiuse tutte le cerniere del sacco a pelo mi sveglierò alle 3.00 tutto sudato.


19 etapa 59 Km. Coyhaique


 Coyhaique è a una cinquantina di chilometri. Ho intenzione di fermarmi un giorno in più.
Devo fare il punto della situazione per definire il percorso da intraprendere.
Voglio videochiamare casa, fare il bucato, far prendere aria al sacco a pelo, vuotare tutte le borse per riorganizzarne il contenuto, aggiornare il blog, far visita al vescovo, ricaricare pile e batterie, e dormire un paio d'ore di più.
In Cile la corrente è di 220 volts e lo standard delle prese più diffuse sono come le nostre in Italia.
In Argentina hanno prese che vanno bene per 2 standard, l'italiano e l'argentino dove gli spinotti non sono a sezione circolare ma più grossi e a sezione rettangolare.

Per i primi 30 km ha pedalato praticamente il vento e per i restanti quasi tutta discesa.
Il vento mi ha dato una mano ma mi ha fatto volare via il santino di San Patrizio che ho recuperato dopo aver mollato la bici e rincorso per i pendii a bordo strada.
L'unico tratto impegnativo è l'ultima salita di 4 km che porta dritto nel centro della città.

Ecco la piazza con la chiesa, il vescovo della regione di Aysen della quale fa parte Coyhayque è italiano si chiama Luigi è di Udine ed è un fervente oppositore alla costruzione delle 5 dighe in programma.
Ogni tanto viene in visita anche a Crema.
Domani mattina prima di ripartire cercherò di rintracciarlo per un saluto.

La prima impressione della città è buona, le case sono tutte in legno, per la quasi totalità piano terra e primo piano.
Fa caldo e la fontana dei giardini è diventata piscina dei piccoli che si tuffano vestiti. C'è un monumento con la statua di un pastore e di una decina di pecorelle a grandezza naturale. Nonostante le pesanti sanzioni per chi calpesta l'aiuola le pecorelle vengono cavalcate a turno dai bambini. Fuori dalla fontana su sulla pecorella, giù dalla pecorella dentro la fontana. Nessuno ha da obiettare. Il clima tra i piccoli è da vincita dei mondiali di calcio.

La Lonely Planet segnala un albergo come pulito e confortevole anche se le tariffe sono doppie rispetto al prezzo indicato sulla guida. La giustificazione alla reception è che la guida è vecchia, mi fanno notare la data di pubblicazione 2011 e adesso siamo nel 2012.
Magari se avessi chiesto l'asse al falegname me l'avrebbe regalata.
Mi fermo lo stesso, sono stanco e non ho voglia di bruciarmi il pomeriggio alla ricerca di un'alternativa con tutti i requisiti. La sistemazione è accogliente.

Dopo un bel bagno ristoratore faccio 4 passi in centro in cerca della cena.

Wurstel, patatine e Birra Austral (cilena, buonissima) ad un tavolo sul marciapiede vicino a tre escursionisti americani. Sentirli discorrere è un piacere, sembra di ascoltare la voce narrante di un trailer cinematografico.
Dei bambini che stanno giocando a rigori colpiscono con il pallone la nuca della cameriera nell'atto di prendere le ordinazioni. Si gira massaggiandosi la testa e ride, gli americani sgridano i bambini con tono offensivo. I calciatori non si scusano ma se ne lavano le mani incolpando il fautore del tiro e riprendono a giocare come niente fosse.
Si stanno proprio divertendo e mi ricordano la spensieratezza e l'incoscienza di quando anch'io ero bambino. Facciamo che se la godano.
Coltello e forchetta nel piatto segnalano il “the end” quando arriva un cane che mi salta in braccio riempiendomi di feste. I bimbi dichiarano di non averlo mai visto, il capobanda ingaggia con lui una lotta e io mi ritrovo a fare da arbitro imparziale fischiando le scorrettezze.

Girare di notte per le città e i puebli cileni qui al sud è sicuro.
Ho sempre con me soldi, una appariscente macchina fotografica e il netbook sottobraccio ma non mi è ancora successo di percepire situazioni di pericolo.
Nelle strade c'è sempre gente e passeggiare per strada mi da un senso di sicurezza maggiore anche rispetto a Crema.
Mi accomodo in una pizzeria perchè nello stomaco c'è ancora del posto.
Mangio, osservo, penso e scrivo.
Il locale è ormai deserto e aspettano solo me per chiudere.
Alla cassa ne approffitto per chiedere un'informazione mostrando un punto sulla mappa.
Il passo Rodolfo Reballos è aperto e agibile?
Credo sia l'ultima possibilità per passare la frontiera e riprendere la ruta 40 che mi porterà in Terra del Fuoco.
La mappa viene dispiegata per intero sul bancone e ad uno ad uno tutto il personale si avvicina.
Si consultano, qualcuno dice la sua, gli indici arzigogolano sulla mappa. Sembra di essere al tavolo ufficiali dove si discute la strategia per la battaglia definitiva.
Il generale prende la parola. Si il passo è percorribile ma me ne consiglia un altro, quello che da Chile Chico porta a Los Antiguos. La strada è migliore e lungo il percorso ci sono 2 città prima del nulla della pampa argentina. L'ultima città è Perito Moreno dove dovrai approvvigionarti di tutto l'occorrente per una settimana. Porta con te tutta l'acqua e il cibo che puoi perchè lì non troverai niente. Pasta, buste liofilizzate, latte condensato, formaggio, cioccolato, frutta secca, ecc. I tratti prima di incontrare una semplice estancia sono lunghi. Tira sempre un forte vento, sempre contrario o di lato mai alle spalle. Accendere un fuoco o montare la tenda a volte potrebbe risultare impossibile e dovrai aspettare anche ore prima che il vento cali un po' e ti venga permesso di farlo. Copriti bene perchè la temperatura di notte può scendere intorno allo zero.
Potresti trovare cantieri di operai che stanno lavorando alla ruta 40.
Non farti problemi, sono disponibilissimi a rifocillare ed ospitare in baracca gente di passaggio.
Quasi quasi telefono ad un taxi e mi faccio portare a casa.
Se non hai motivi particolari per i quali hai scelto quel tragitto ti consiglierei di proseguire sulla Carrettera Austral, grazie alle montagne c'è meno vento, le distanze tra un insediamento e l'altro sono più brevi, c'è tutta l'acqua che vuoi e il paesaggio è idilliaco.
La Carrettera Austral non arriva fino in Terra del Fuoco ma termina a Villa O'Higgins, a questo punto per riprendere il cammino verso la ruta 40 occorre prendere 2 ferry.
Mi indica tutti i campeggi, hospedajes, hotel con i relativi prezzi, che incontrerò lungo la strada.
E' informatissimo lo cambierei di posto con l'addetta dell'ufficio informazioni.

Suerte... ho 2 giorni per decidere.


giovedì 26 gennaio 2012

18 etapa 105 Km. V. Amengual - verso Coyhaique


 Al settimo chilometro della giornata affianco un estancia da dove sbucano 2 cani che mi danno letteralmente addosso. Non serve scendere dalla bici e nemmeno far finta di raccogliere un sasso. Mi saltano addosso senza esitazione e mi riempiono di feste e di leccate in faccia mentre il proprietario cerca di richiamarli da lontano senza sortire effetto alcuno.
In 15 chilometri esatti arrivo a Villa Amengual. Il pueblo è piccolo ma c'è tutto, persino un ospedale.
Controllo con l'ipod se c'è un segnale libero per la connesione wi-fi. Ne conto una ventina ma tutti protetti, anche quello del municipio e della biblioteca.
Forse in biblioteca hanno un computer a disposizione dei visitatori.
La biblioteca è proprio bella, sembra un salotto, ci sono poltrone comode, tappeti e un computer acceso e in rete.
Il mio saluto con sorriso non viene ricambiato ma non resto male qui funziona così. Il computer non si può usare perchè è riservato ai soli abitanti però c'è un negozio a due passi che lo affitta a tariffa oraria.

 raccolta dei rifiuti a Villa Amengual


Ho pochi soldi vediamo di spenderli bene per l'acquisto di generi alimentari no “frills”.
Acqua, 2 uova, 1 litro di latte, pane non ne hanno.
Un ragazzino si rende disponibile ad accompagnarmi da una signora che fa il pane in casa e lo vende. Sta a 10 metri, quella casa verde. Si stupisce del perchè sto facendo quei 10 metri con la bici a mano. “Hai bucato?”
No non ho bucato e non gli spiego che salire su una bici che pesa più di 50 kg è giustificato solo per tragitti superiori ai 100 metri.
Sono fuori dal cancello chiuso, non c'è campanello, vedo attraverso la finestra che la signora ogni tanto appare, cerco di attirare l'attenzione agitando le braccia finchè non mi vede.
“Cosa fai lì impalato? Infila una mano dentro il cancello, fai scattare la serratura ed entra.”
Non mi sarei mai permesso, da come rispondono ai saluti non voglio immaginarmi la reazione ad un'intrusione in casa. Alza una tovaglietta da un cesto e appaiono centinaia di pagnottine ancora calde. Costano 100 pesos l'una (16 centesimi di euro), ne prendo 5 anzi 7.
Incontro una coppia di cicloturisti canadesi da 5 mesi a zonzo per Patagonia e Terra del fuoco. Hanno facce simpatiche e lui una maniera di comunicare esilarante. Sembra un cartone animato e le sue frasi sono un inanellamento di suoni onomatopeici che fanno capire tutto.



La giornata corre veloce e in men che non si dica sono già le 16, mancheranno una 70 di km a Coyhaique, con un miracolo ce la posso fare, scalo di un rapporto e la pedalata diventa veloce e aggressiva. Le buone intenzioni vengono quasi subito mortificate da un forte vento contrario. I miracoli non succedono tutti i giorni sennò non sarebbero miracoli. Vabbè dove arrivo arrivo, mi balena per un attimo la malsana idea di viaggiare anche di notte. Malsana perchè sulle strade non c'è illuminazione, spesso non ci sono le righe e senza luna il buio è veramente nero come la pece.
Il sole si avvia al tramonto ed è da più di un ora che lo sguardo rimbalza a destra e a sinistra come la pallina di un flipper in cerca di quella buca che ti premia con lo “Special” di un posto per la notte.
Non è semplice. Le recinzioni dei campi senza soluzione di continuità non consentono il campeggio di fortuna. Proprio mentre valuto la possibilità di dormire in bici ecco un camioncino azzurro che sta richiudendo dietro sé il cancello della recinzione. La mamma è al volante, la bimba è aggrappata precariamente sul retro e il bambino sta armeggiando con la chiusura a fil di ferro del cancello di legno. Chiedo al bambino se è possibile accamparsi. Siiiii mentre rislaccia il fil di ferro, la conferma arriva anche dalla mamma che mi da il permesso di campeggiare dove voglio, più giù c'è il fiume se mi può fare piacere. Grazie ma mi fermo qui sull'erbetta. Spariscono lungo la strada che porta al fiume. Mentre monto la tenda arriva anche il papà a cavallo. Sprizza felicità da tutti i pori.
Torna il camioncino e il bimbo salta sul cavallo abbracciandosi forte al suo papà. Che bella famiglia, non hanno bisogno d'altro.



E' notte sono in tenda quasi addormentato ma devo uscire a fare pipì. Ho la pila ma la notte è tenebra e il cielo è pieno zeppo di stelle. Un senso di inquietudine davanti a tanto infinito mi provoca vertigine e riscappo subito in tenda. Domani con una settantina di chilometri sarò finalmente a Coyhaique. Grande città piena di banche.





17 etapa 74 Km. Puyuguapi-Villa Amengual


La mattina a Puyuguapi mentre sono in partenza vedo 5 giovani cicloturisti cileni che stanno facendo colazione nella piazza dove hanno trascorso la notte.
All'uscita del paese c'è un autobus fermo per le operazioni di carico e scarico bagagli.
Chiedo all'autista se la direzione per Coyhaique è giusta e se quella è la Carrettera Austral.
Conferma tutto e aggiunge che quel tratto è molto impegnativo, le salite molto dure e il manto stradale è in alcuni tratti ancora in costruzione però nota e riconosce che ho con me il santino di San Patrizio e che quindi andrà tutto bene.
I primi chilometri di percorso non sono male, la strada è larghissima, un autostrada a quattro corsie.
L'obbiettivo di oggi è quello di arrivare a Villa Amenegual. Non sono molti chilometri, all'incirca una settantina.
Una Jeep si ferma e scendono un uomo, una donna e la figlia. Sono euforici, ridono e gridano. La donna impugna un panino imbottito in una mano e un succo di frutta nell'altro. Sono per me, perchè sono italiano come sua nonna che di cognome faceva Lombardi. Dicono che hanno incontrato 4 italiani in bicicletta diretti a Usuhaia a circa 400 km da dove siamo adesso. Imprendibili. Quando risalgono in auto addento il panino ed è buonissimo.
Col passare dei chilometri la strada si stringe a strapiombo su di un lago, il fondo diventa sempre peggio.
A tratti sabbioso e a tratti come un letto di un fiume in secca. Pietre grosse come meloni, ananas, arance, pesche, banane, il tutto mentre si sale con pendenze ammazza cristiani. Se sono ancora vivo molto probabilmente è perchè, come dice Don Peppino, sono un talebano.
Salita o discesa non fa molta differenza, si sale a 4,8 km/ora e si scende a 6 km/ora.
Superato uno di questi tratti, parcheggio la bici a bordo strada e tiro un po' il fiato. Dalla salita giunge un auto con a bordo dei bambini. L'auto procede lentamente, l'adulto alla guida ha la faccia seria e punta dritto la bici. I bambini ridono.
Afferro una grossa pietra più serio dell'autista, i bambini non ridono più, l'auto non punta più la bici e mollando la pietra a terra rido io.


 Da qualche giorno hanno fatto comparsa i tafani. Sono perlopiù innocui, mi seguono in coppia, sono indecisi, confusi. Il nero li attira, borse, abbigliamento, casco, manubrio sono neri e vorrebbero assaggiare tutto. Zanzare ne ho viste 2. Strano con tutta quest'acqua mi sarei aspettato una situazione peggiore della Svezia.
Oggi ho fatto i 64 km più duri di tutta la mia breve carriera. Il passo del Gavia in confronto è una bazzecola.
Arrivato al 64° chilometro la strada diventi magicamente d'asfalto e così rimarrà almeno fino a Coyhaique, dicono.

Il sole sta tramontando, chiedo ad una coppia non giovane che sta camminando sul ciglio della strada quanti km dista Villa Amenegual, visto che secondo le indicazioni datemi da un automobilista dovrebbe trovarsi qui.
La risposta e pronta, ferma e urlata, mancano 15 km.
Non ce la posso fare, sono esausto. Non c'è un campeggio prima della città?
Puoi fermarti da noi se vuoi, la settimana scorsa si è accampata una tedesca.
Il posto è super. Ai due lati ci sono 2 montagne innevate, mi sembra d'essere in una cartolina.



Monto la tenda e accendo il fuoco mentre padre e figlia tirano calci a un pallone, il figlio tenta di aggiustare una motosega e la mamma riassetta casa.
Le notti qui sono fredde e umide, non vedo l'ora di chiudermi nella tenda ma non prima del caffè bollente con una sigaretta.
In tenda la luce è accesa, scarico le foto dalla macchina fotografica e scrivo qualche riga per il blog.
Da fuori sento che qualcuno mi chiama. Apro la tenda, è il figlio che mi domanda se non ho niente per il mal di denti. Per il mal di denti non ho nulla, neanche un antidolorifico generico.
Frugo nella borsa dei medicinali se per caso c'è finita un'aspirina. Macchè. Alla vista dei medicinali il figliolo si illumina, vuole sapere a cosa serve ogni medicinale e vorrebbe assaggiarli tutti.
Punto la sveglia alle 7.00 anche se non sarà necessario perchè verrò svegliato dal rumore della motosega.

mercoledì 25 gennaio 2012

16 etapa 66 Km. La Junta - Puyuguapi



Domani cambio del guardaroba, stamattina sono partito alle 8.00 con 10°.

A La Junta trovo un segnale wi-fi libero del municipio così ne approffitto per aggiornare il blog. Tutti i giorni preparo il materiale da pubblicare se non lo vedete online è perchè non ho trovato un segnale non perchè sono finito in un burrone o mi ha ingoiato un puma.
Ho chiesto a più persone informazioni sui puma.
I puma ci sono e non sono a rischio d'estinzione.
Temono l'uomo perchè non esita ad ucciderli per proteggere il proprio bestiame, è improbabile che un uomo possa venire attaccato da un puma e ci si può ritenere molto fortunati se si riuscira' ad avvistarne uno.

Mentre aggiorno il blog si presenta una ragazza che alloggia nel hospedaje vicino al municipio. Anche lei cicloturista ma in borghese perchè in pausa, è partita da Ushuaia ed è diretta in Alaska. Chiede dove alloggio a La Junta. Non alloggio partirò tra pochi minuti per Puerto Puyuguapi.

Puyuguapi dista da La Junta dai 45 ai 70 km, dati discordanti forniti da mappa, cartelli stradali e da due abitanti del posto.
Per non farmi illusioni prendo per buono il dato di 70 km.
2 cicloturisti americani, ragazzo e ragazza che procedono nel senso opposto mi sorprendono di spalle mentre sono in sosta spuntino. Ci scambiamo informazioni su il tragitto che abbiamo percorso.
Le caratteristiche in ambedue le direzioni sono standard. Nessuna novità, si va su e poi si va giù, su e giù, su è giù, a volte lo sterrato è bello e a volte no. A volte è dry e a volte è soft comunque sempre hard.
Aspettandomi di arrivare a Puyuguapi in 70 km sono proprio contento di esserci solo dopo 45.

Il primo edificio che incontro è il punto informazioni turistiche.
Sto cercando 1 camera con bagno, wi-fi in camera e non nella hall, ricovero per la mia bici e visto che a Puyuguapi non c'è una banca e io non ho contante sufficiente, pagamento con carta di credito. “Guarda ce n'è uno con tutte le caratteristiche richieste proprio qui di fronte”.

La stanza è simpatica, al primo piano di una casetta in legno compensato che quando ti fermi di colpo sembra ondeggiare.
Ottengo il permesso di ricoverare la bici sotto una pianta.
Il wi-fi c'è ma non mi può dare la password perchè dovrei configurare il mio pc.
“Il pagamento con carta di credito qui non ce l'ha nessuno”.
Ringrazio e saluto, dovrò dormire in tenda.
Chiede se non ho dollari. No, non sono passato dagli States però ho dei pesos argentini. I pesos argentini vanno bene.
Mentre stiamo facendo i conteggi del cambio valuta sento alle mie spalle qualcuno che mi si rivolge in un irreprensibile italiano.

“Ciao, ma sei italiano!” esclamo.
No, è cileno ma ha vissuto per qualche anno in Italia correva in bici e preparava gli atleti.
Ha abitato a Trento, Bologna e Bergamo, più precisamente a Fara Gera d'Adda.
:-)
Ti abbiamo visto per strada, mia figlia ha visto la bandiera e pensava fossi messicano.

E' venuto in Italia nel '83, aveva 23 anni.
Ha dei cari amici a Canonica d'Adda che gestiscono un negozio di bici, coi quali è sempre in contatto. Andrò a trovarli, Canonica è vicino a Trezzo dove ho vissuto per 6 anni e ogni tanto ci torno per pedalare un po' sull'Adda.
Si chiamo Volney è qui in vacanza con la famiglia, una bella famiglia.

Bucato obbligato di 4 paia di calzini e degli indumenti indossati durante la giornata. Metto sotto carica computer, navigatore, tutto, e faccio una doccia. Il piatto della doccia sotto il mio peso si deforma visibilmente con forti schiocchi per riprendere la forma originale quando alzo un piede. Speriamo di non finire di sotto.

Sono le 10.00 passate quando esco alla ricerca di un ristorante.
L'unico aperto è quello davanti alla stazione dei carabineros.

La famiglia di Volney sta uscendo dal locale: “sei sfortunato hanno appena chiuso la cucina”.
Scherza, gli chiedo come si mangia e se accettano le carte di credito.
Si mangia bene e si spende poco, ma non accettano le carte di credito.
Gli chiedo come sia possibile che non ci siano banche e che gli esercizi commerciali non accettino carte di credito. I carabineros ad esempio, percepiscono lo stipendio in contanti?
In nessuna guida avevo letto di questo problema sennò avrei prelevato più denaro a Futaleufù.
A Coihaique sicuramente la banca c'è, però è a quasi 300 km da qui.
3 giorni senza contanti, dormirò in tenda nutrendomi di bacche e di qualche pesce se lo riesco a prendere. Si ride e ci si saluta. Mentre sono nel locale in attesa che qualcuno del personale mi saluti si apre la porta del locale, è Volney che mi chiede se voglio del contante.
Ringrazio per il gesto ma ce la farò, ho con me cibo per 5 giorni e ancora qualche spicciolo che userò con parsimonia.

Grazie per il pensiero Volney.

domenica 22 gennaio 2012

15 etapa 63 Km. Villa Santa Lucia- La Junta


Il cartello del cimitero annuncia che Villa Santa Lucia è vicina.
Le tombe sono mucchi di terra con una croce di legno senza lapide proprio come vorrei la mia, non ora, tra 90 anni.
Quello che mi colpisce come un abbaglio è l'esplosione di colori di fiori.
Sono tantissimi e di tutte le qualità, ci sono anche delle girandole.
Fiori di plastica e stoffa.



A santa Lucia non c'è wi-fi ma un minimercado ha connessione e computer.
Ho già il post e le foto pronte sul mio computer, chiedo se si può avere la password, pagando, naturalmente.
No, non si può perchè il tecnico telefonico si è raccomandato di non comunicarla a nessuno, neanche sotto tortura. Tipo non di posso prestare i pennarelli perchè mia mamma non vuole.
Potrei collegarmi al router con il cavo ethernet che ho con me? Così non dovrà rivelarmi la password. Non capisce ed è sospettosa.
Mi fa cenno di attendere e torna con una chiave usb.
Esco a pranzare sotto l'unica pianta ombrosa di Villa Santa Lucia dove arrivano a farmi compagnia per una siesta 3 operai addetti alla manutenzione della Carrettera Austral.
Da come è conciata la carrettera non credevo facessero la manutenzione.


Torno al minimercado per acquistare altra acqua ma è chiuso.
Dalla finestra il figlio della proprietaria mi guarda, gli faccio cenno che ho bisogno di chiedergli una cosa.
Apre. Potrei avere 2 bottiglie d'acqua. No, perchè è chiuso.
Saluto è vado.
A pochi metri c'è una specie di bar che mi da le 2 bottiglie d'acqua.
Il pomeriggio è caldo malungo il percorso l'ombra non manca.
In questa zona c'è acqua dappertutto, fiumi, laghi, ruscelletti, cascatelle.
Anche se non si vedono basta tendere l'orecchio per sentirne il rumore.


Qui in Cile stanno progettando la costruzione di 5 dighe che allagheranno queste magnifiche valli grazie alla collaborazione con l'Enel italiana.
La gente è in agitazione, nessuno le vuole.
Ecco, un sistema sicuro per non finire il viaggio poteva essere quello di farmi sponsorizzare dall'Enel.
Dopo 20 km trovo una grande casa con un cartello che riporta “caffè”.
Mi viene incontro un signore con un asse in mano. Rimetto il casco e chiedo se è possibile avere un caffè. La risposta è no. Lui è il falegname e la signora non c'è.
Dopo altri 20 km trovo una falegnameria in piena attività.
Usano dei buoi enormi come dinosauri per muovere i tronchi d'albero.
Scatto foto e giro un mini-filmato.
Più avanti ecco un pueblo, un paese.
Eccomi al bar, il soggiorno di una casa privata dove al tavolo trovo il falegname incontrato in precedenza con un suo collaboratore.
Stanno mangiando una fetta d'anguria con un succo d'arancia mentre la signora prepara il mio benedetto caffè.
A “La Junta” il prossimo paese mancano 40 km e sono le 18.30.
Impossibile arrivarci entro sera ma mi dico ma proviamoci, un paio di inaspettate discese in più e una salita in meno possono fare miracoli.
Alle 20.30 ho fatto 20 km. Posti per accamparsi ce né.
Trovo sulla strada un affitto cabanas e chiedo al proprietario se non hanno una camera per me o la possibilità di accamparmi con la tenda.
Camere non ne hanno, affittano casette intere e non per una notte.
La sua preoccupazione ad ospitarmi con la tenda è che se accendo il fuoco si potrebbe incendiare il bosco. Lo assicuro che non accenderò fuochi e che cenerò a base di frutta, pane e dulce de leche. Mi fa entrare e mi indica il posto dove potrei montare la tenda, il posto più bello.
Il mio gesto di chiedere se devo qualcosa per il disturbo fa scattare in lui la molla della simpatia. Torna sui suoi passi e mi chiede se mi serve qualcos'altro. Acqua ecc.
Ho tutto grazie, stasera ho tutto.
Monto la tenda su della grassa erba verde su cui galleggiano tanti fiori gialli. Manto erboso soffice come un materasso.
Rispetto agli argentini i cileni sembrano più chiusi, più pratici, meno cerimoniosi. Salutano e sorridono poco. Vanno al sodo e i soldi li vogliono tutti, se manca una monetina aspettano con calma.
In tenda dopo cena cerco di scrivere qualche riga da “postare” domani.
Niente da fare, sono riuscito ad addormentarmi sdraiato di pancia appoggiato sui gomiti davanti al computer.
Scriverò domani nella pausa pranzo.
Mi separano 20 km a La Junta. Domani desayuno lì. 

Un saluto a chi legge e un abbraccio a chi scrive.
Ciao.
Alla prossima.




sabato 21 gennaio 2012

14 etapa 64 Km. Futaleufù-Villa Santa Lucia



Quello che non ti uccide ti fortifica. Se vado avanti così tornerò con muscoli d'acciaio temperato.

La strada è sterrata e oramai credo che lo sarà fino alla meta.
Ci sono alcune salite al limite dell'aderenza.
Percorrerle da seduto è impossibile e se si pedala in piedi la ruota posteriore slitta, quindi come dicono anche qui tirandosi giù la palpebra inferiore col dito: “Ocho”.
Sono immerso nella natura. Il verde è folto, rigoglioso, sano e l'ambiente è pulito, non si vedono cartacce, sacchetti, bottiglie.
La strada di oggi costeggia il veloce fiume Futaleufù dall'acqua blu. Il traffico è scarso ma incrocio persino un tir con rimorchio. Il vento è debole e la polvere che alzano i veicoli me la pappo tutta.
Una ragazza su un pick-up si ferma mentre cerco di ultimare a cucchiaiate una scatoletta da 300 gr. d latte condensato.
“Te gusta el rafting?”, cerco di articolare un discorso complesso che semplifico con un no grazie no me gusta mucho.
Non ho il costume, l'acqua sarà freddissima e poi devo raggiungere Villa Santa Lucia in giornata e possibilmente via terra.
Durante la faticaccia di una morbida salita con la vista concentrata sui primi 2 metri che mi precedono vedo apparire in fianco a me 3 giovani cicloturisti che procedono in senso opposto.
Sono argentini, equipaggiati con tenda e tutto quanto. Il più loquace di loro ha una telecamera da casco. Vengono da Villa Santa Lucia e se non ho capito male sono partiti da Coyhaique a 350 km circa da qui. Sono diretti in Argentina. Ottengo conferma che la strada porta a Puerto Ramirez e successivaente a Villa Santa Lucia. Uno di loro estrae la macchina fotografica la posiziona sul mini cavalletto e fa partire l'autoscatto. Si meravigliano per il fatto che viaggi da solo anche se in realtà ora sono qui con voi, ho viaggiato un po' con Carlos e incontro continuamente gente. Non sto viaggiando proprio da solo. Cambio di indirizzi mail e strette di mano con l'augurio che tutti usano fare “Che ti vada bene” al quale mi do sempre una toccatina.



Arrivo al Pueblo Puerto Ramirez, un incrocio con 4 case ben distribuite e un grande cartello che riporta Palena.
La prima persona che incontro e' un tecnico della telefonia arrampicato su di un palo. Gli chiedo urlando da sotto qual'è la strada per Puerto Ramirez.
“Questo è Puerto Ramirez”
“Ah si? Ma il cartello dice Comuna di Palena, Puerto Ramirez a 45 km”
Mi dice di non fare caso al cartello, le indicazioni sono sbagliate, forse il cartello originariamente era da un altra parte e poi lo hanno messo qui.



Ad un mini mercado compro un succo di frutta e delle patatine.
Il collegamento internet c'è ma non funziona, il tecnico sul palo sta cercando di ripristinarlo.
Mentre bevo e sgranocchio patatine tengo d'occhio il tecnico che ad un certo punto scende dal palo per arrampicarsi su di un altro. Qui si fa lunga, riparto.
Mancano 15 km a Villa Santa Lucia e potrei arrivarci ma il lago Yalcho mi rapisce in bellezza e decido di accaparmi sulla sua riva. Monto la tenda e metto a mollo i piedi nella sua calda acqua. Calda, l'acqua è calda. Mi lavo nelle calde acque cristalline, inodori e probabilmente insapori del Yalcho. Non mi sono mai sentito così pulito in vita mia. Nelle borse ho anche un secchio così posso lavare come si deve anche gli indumenti zeppi di polvere.



Per curiosità provo a pescare a filo con del pane come esca. Faccio due lanci ma neanche un abboccata.
Arriva un papa’ col suo bambino, pesca a cucchiaino.
Nel parlare del piu’ e del meno chiede quante volte sono caduto oggi.
Si congratula per il neanche una.
Comincio a prendere dimestichezza con lo sterrato. Il manubrio non va tenuto rigido, non bisogna forzare la traiettoria ma assecondarla e persuaderla.
A parte la parentesi delle 15 forature i pneumatici che monto, Schwalbe Extreme, sono ottimi, hanno un buon grip e non si sono piu’ forati.
Avete pescato qualcosa oggi? “Nada”.
Fosse stato qui il Sig. Ginestri stasera avremmo cenato a base di pesce di lago alla brace e invece: lenticchie.
Sulla riva del lago mi guardo un film dal computer assaporando caffè.
Che vita!

venerdì 20 gennaio 2012

13 etapa 77 Km. Esquel-Futaleufù


A pochi chilometri da Esquel mi imbatto in un gradevole cittadina, Trevelin. L'avessi saputo prima della sua esistenza avrei cercato alloggio qui.
Alla fine del paese la strada diventa sterrata. Sterrato duro, compatto. La fatica non è di gambe ma a carico di mani e braccia che cercano di essere staccate dal manubrio dallo sconnesso.
La velocità di marcia varia dai 7 ai 12 km/h. ma non mi pesa. Il contesto è superlativo.
Canticchio. Il cambio si è bloccato, non riesco a cambiare e un martellio di suono metallico mi fa pensare ad un suo danneggiamento. Mi fermo, accendo una sigaretta e lo controllo. I cavi sono a posto ma c'è un sassolino che si è incastrato e gli impedisce di slittare per accompagnare la catena su di un altro rapporto. Rimuovo il sassolino ma il martellio si fa risentire. Ho perso una vite del portapacchi davanti. Ne recupero una togliendola al cavalletto, la metto al portapacchi e controllo il serraggio di tutte le altri viti.
Il percorso è incantevole e il traffico scarso. Quando incrocio un veicolo, mi fermo a bordo strada e mi proteggo il viso girandomi dalla parte opposta, non vorrei mi sparassero un sasso nei denti.


Arrivo alla frontiera argentina e disbrigo le pratiche. I doganieri sono molto gentili e veloci e mi sembra di percepire una nota di rammarico nella domanda: “Ha deciso di andare in Cile?”,
“Si, ma poi però torno in Argentina”
Ora tocca alla frontiera cilena. La strada diventa asfaltata, liscia e senza neanche un buchino per infilarci una candela.
Una decina di doganieri mi vedono arrivare e sembrano aspettarmi con impazienza sfregandosi le mani. Parcheggio la bici 100 prima a fianco del cartello “Bienvenudo in Chile” Posiziono il cavalletto con la macchina fotografica e scatto una foto con le braccia alzate in segno di vittoria.
Arrivo in dogana, appoggio la bici al muro, apro la borsa dei viveri, prelevo il sacchetto delle mandorle e lo mostro al doganiere che soddisfatto mi indica il cestino dove buttarle.
Entro a compilare un paio di scartabelli. I doganieri sono tutti giovanissimi, sotto i vent'anni e con espressioni simpatiche. Ha inizio il controllo dei bagagli. Un doganiere appoggia l'indice su ogni borsa chiedendomi cosa contiene e arrivato all'ultima borsa dice “tutto a posto, bienvenudo in Chile”.
Futaleufù è una piccola cittadina di frontiera senza una strada asfaltata.
Vengo subito colpito dalla fierezza di due uomini a cavallo seguiti dal loro cane che rispondono al mio saluto con un impercettibile cenno. Percorro tutto il paese in bici, avanti e indietro lentamente quando vengo chiamato da un gringo accompagnato da una ragazza. Chiedono del viaggio, sono sorpresi, per comunicare usiamo tre lingue. Inglese, spagnolo e italiano. Sono qui in vacanza, sono norvegesi. Ah, Norvegia, ci sono stato 2 anni fa in bici, a Nordkapp. Sono sorpresi e felici, mi invitano ad alloggiare in un posto molto bello, il migliore del luogo e di non preoccuparmi per il costo, provvederanno loro.
Mentre vago per il paese alla ricerca del posto indicato vengo rincorso da una gringa che mi indica un alloggio a 3 km gestito da amici, consegnandomi la mappa con tutti i dettagli.
Sono un po' stanco e non ho voglia di girovagare così prendo alloggio nel primo hospedaje con wi-fi che trovo.
In un ristorantino ordino bistecca e patatine fritte. La figlia di 4 anni dei gestori prende posto al mio tavolo e mi insegna qualche parola in spagnolo scroccandomi sprite e patatine fritte.
Si chiama Francisca, mi canta una canzone e mi mostra le prodezze acrobatiche che sa fare. Ruote, capriole e giravolte varie.
Sono a 30 metri da locale quando Francisca mi rincorre chiamandomi.
Avevo dimenticato l'involucro di una scheda di memoria, Grazie Francisca.




giovedì 19 gennaio 2012

12 etapa 64 Km. Esquel


Sono le 6.00 apro gli occhi, infilo gli occhiali e ispeziono velocemente la tenda che non presenta fori.
Per arrivare a Esquel mancano poco più di 60 km. C'è tempo quindi mi riaddormento.
Al risveglio sono le 7.00, anche fuori la tenda è a posto, l'appetitoso nastro che avvolge il manubrio è integro e le gomme della bici non sono state assaggiate.
Pedalare alla mattina con 12 gradi senza aver cenato la sera prima e senza aver fatto colazione è tutta una lotta a scovare residui di energia sparsi qua è là nell'organismo.
Dall'indicazione del campeggio avevo già effettuato 15 km me ne resterebbero 5 ma facciamo pure che siano 10, anche 20, mal che vada 30 e poi potrò rifocillarmi e rimettermi in sesto.
La mattina fà freschino ma già alle 9.00 siamo a 25° e alle 11.00 a 30°.
Il paesaggio è bello, le montagne sembrano fatte di sabbia ocra.
Durante una fermata per mandar giù un po' di frutta secca volgo gli occhi al cielo.
C'è un aereo nero che vola molto in alto ma non lascia la scia bianca dei reattori.
Forse un aereo a elica. Continuo a osservarlo sta perdendo quota velocemente e ora ne riconosco il profilo di un condor.
Sempre troppo distante per una fotografia soddisfacente è comunque emozionante, speriamo di vederne qualcuno più da vicino ma non troppo.
Non attaccano uomini vivi ma l'aspetto è agghiacciante.
Possono raggiungere un'apertura alare di 3 mt ed arrivare a pesare 12 kg.
Ho già fatto 40 km ma del campeggio neanche l'ombra. Vabbè, una bufala.
Il navigatore segna una quota d 933 mt, mi piacerebbe sapere a che quota si trova Esquel tanto per sapere se dovrò salire o scendere. Consulto la lonely planet “Trekking in Patagonia” dove non vengono riportate le quote delle località. Incredibile.


Per entrare a Esquel bisogna passare da un posto di polizia che è come se fosse una frontiera.
Documenti, domande inutili, tutto a posto può andare.
Bella città cerco un hotel segnalato dalla lonely planet, non fa niente se non riporta le quote degli alloggi. Trovato ma tutto esaurito, mi viene indicato il punto d'informazioni a 100 metri.
Ci sono 4 operatrici impegnate a fornire informazioni a coppie e ragazzi.
Prendo il numerino 63. Una coppia si alza, ha finito e l'operatrice bofonchia un numero che non riesco ad afferrare mentre un'altra coppia si alza di scatto e si accomoda.
Le altre 3 operatrici hanno ospiti fissi, è passata più di mezz'ora ma non danno il cambio.
L'unica operatrice che contribuisce allo smaltimento della coda bonfonchia lo stesso numero che ha già chiamato.
Poi capisco che non sta chiamando i numeri sta semplicemente dicendo qualcosa tipo “il prossimo”. Si ma il prossimo di quale numero?
Sbircio il numero dell'uomo che è venuto dopo di me ma ha un biglietto precedente perchè qualcuno ne aveva presi 2 e ha pensato di fargli un favore dandoglielo facendomelo passare sotto il naso.
Tante volte non avere padronanza della lingua aiuta ad essere più tolleranti.
Per farla breve lui aveva il 62, bene sono dopo di lui.
Le coppie sedute alla scrivania delle informazioni sono coppie fisse.
Ad un certo punto sono tentato di chiedere loro se gradiscono che gli porti un mate.
Finalmente tocca a me.
Sto cercando una camera singola per questa notte.
Prende una mappa senza il nome delle vie e mi indica 3 possibilità con delle X. Chiedo se per favore accanto alle x potrebbe scrivere anche il nome degli hotel.
Li scrive in corsivo, male e accavallando le lettere.
Non vorrei essere offensivo quindi prendo il foglio e riscrivo i nomi.
Beh se proprio vuole scriverli nella sua lingua... Li riscrivo e chiedo conferma se li ho scritti correttamente, la risposta è che non conosce l'italiano.
Ringrazio e saluto, per il bene di tutti è meglio che vada.
Arrivo al primo affittacamere. E' chiuso ma c'è un campanello.
Dopo 5 minuti mi rimetto il casco e mentre pigio il pedale si apre la porta. La signora si scusa se non mi ha aperto subito ma era al telefono.
Vorrei chiederle se trattasi di telefono a filo senza prolunga.
E' spettinata, a piedi scalzi. Venga che le faccio vedere la camera.
Con ordine, prima qualche domanda: “avete un ricovero sicuro per la mia bici?”, “avete il wi-fi?”
No.
Mi dirigo verso la seconda X.
El Cisne (il cigno), sulla mappa indicato come El Cientro.
A malincuore non vi descriverò i dettagli della trattativa perchè è tardi.
Ho alloggiato qui, la signora è gentile e un po' all'antica e la camera non è bellissima ma pulita,



La destinazione per domani sarà Futaleufù (Chile)
La frontiera con il Cile il giovedì è aperta, chiude il sabato e la domenica. Chi c'è passato dice che le formalità durano circa mezza giornata.

A presto
Mario 





11 etapa 116 Km. El Bolson- direz. Esquel


Sosta mattutina a “El Bolson” per colazione e aggiornamento del blog.
Anche questa città è molto turistica. Tutto all'insegna della natura.
Prendo la strada per Esquel quando vengo superato da un pickup con a bordo dei cani scalmanati che abbaiano contro ogni simile che vedono.
Da un cortile esce un cane sparato a razzo, non riesco ancora a capire se ce l'ha coi cani del camion che peraltro è già fuori tiro o con me. Comincio a rallentare e a preparami a scendere dalla bici. Non ho ancora messo il piede a terra che “PUM!” un suv centra in pieno il cane e lo fa ruzzolare per qualche metro. Il cane è pancia all'aria, immobile. Il guidatore rallenta ma non si ferma. Torno indietro, i suoi amici cani gli girano intorno, lo annusano, sembrano non capire. Mi avvicino piano, non vorrei che se la prendessero con me. Invece mi fanno spazio, mi vedono come la speranza di riaggiustare tutto. Il cane non dà segni di vita, non ci sono ferite ma l'espressione del muso non è da cane morto tipo con la lingua fuori e gli occhi sbarrati quindi provo a cercare i battiti ma non li trovo.
Non essendo medico la prognosi è: probabilmente morto. Lo trascino sul ciglio della strada, il padrone non si vede. Saluto gli altri cani e riparto. Non riesco mai a fare a meno di ironizzare e penso che se avesse avuto una ferita profonda avrei potuto testare la spara graffette di suturazione omaggiatami dai veterinari Luca e Andrea.
Per tutta l'Argentina che ho visto i cani sono liberi cittadini. Girano liberamente per le strade e raramente ne ho visti col collare. Si muovono spesso in in gruppo e cazzeggiano tutto il giorno.
Non sono aggressivi, anzi. Sono sempre sul chi va là e timorosissimi. Quando li incroci ti guardano con le orecchie basse e la coda tra le gambe ma basta un sorriso per far si che ti facciano festa.
Ho pedalato per 40 km, il sole picchia, sono le 14.00 quindi effettuo una sosta in un posto con una vista da non credere. Cannelloni di verdura in salsa rossa. Speciali.

foto rubata al ristoro

Dovrei comprare anche dell'acqua ma ne ho ancora 3 litri e sulla mappa sono segnate 2 località a pochi km, l'acquisterò lì.
Il sole qui picchia parecchio, ieri mattina ho voluto fare il figo a non mettere la protezione solare, tanto sono già abbronzato. A mezzogiorno avevo le braccia piene di piccole vesciche. Una cosa del genere non mi era mai successa. Sarà il buco dell'ozono. Sarà meglio proteggersi sempre.
Lo stick dell'erbolario sembra fatto apposta per il trekking. Protezione 50+, pesa niente ed è efficace. Grazie al casco mi ritrovo la testa abbronzata a strisce come un appartenente ad una improbabile tribù. Lo stick è comodo perchè posso proteggermi la testa solo dove serve senza togliere il casco usandolo come fosse un normografo.
Sono finito su un altopiano. Non in alta quota, solo 800 mt di altitudine. Sembra di essere in pianura circondato dalle punte delle vette.


Le due località segnate sulla mappa sono solo località, non c'è una casa anche se sulla mappa sono indicate come piccoli centri.
Ho paura che l'acqua non mi basterà.
Mentre pedalo controllo se incontro qualche ruscelletto. Ho con me un depuratore a filtri di ceramica Katadyn. Dovrebbe trattenere il 99,9999 per cento di agenti patogeni, perfino quelli della “giardia”. Potrei filtrarla e metterci dentro due goccie di jodio. Lasciare agire per un paio d'ore con l'apporto aggiuntivo del sole e dovrebbe essere bevibile senza problemi.
Non so che gusto avrà, non buono credo.
Cercando un ruscelletto mi imbatto in centinaia di bottiglie d'acqua.
Acqua offerta a uno dei santuari dedicati alla Difunta Correa. La leggenda narra che Deolinda Correa durante le guerre civili intorno agli anni del XIX secolo, seguisse a piedi il battaglione del marito malato attraverso le campagne desolate di San Juan, portando cibo, acqua e il figlio piccolo in braccio. Esaurite le provviste morì di sete, ma quando alcuni mulattieri di passaggio la trovarono, videro che il bambino era ancora vivo e che stava succhiando dal seno della madre.
Controllo se c'è qualche bottiglia sigillata ma non ne vedo eppoi chissa da quanto tempo saranno li.
Non credo che la Difunta Correa ne abbia a male se dovessi prenderle una bottiglia, eventualmente potrei lasciare in cambio dei biscotti.

 Santuario della Difunta Correa

Ad Esquel è impossibile arrivarci in giornata, troppo distante, è quasi il tramonto e mancherebbero 80 km. Passo innanzi a una comunità Mapuche. Quasi quasi i fermo a chiedere se hanno un po' d'acqua. In Argentina non so come se la passino, in Cile non bene. Lo Stato cileno sta espropriando le terre dei Mapuche e applica leggi contro il terrorismo a chiunque si opponga in maniera non violenta, anche agli adolescenti, con condanne fino a 50 anni. Vogliono toglierli di mezzo.
Poco distante una macchina si ferma e apre il cofano per aggiungere acqua al radiatore, domando se nella direzione che sto percorrendo ci sono camping, si ce n'è uno più avanti a circa 20 km.
Bene, riparto, se non trovo salite impegnative e il vento contrario in un ora sarò in campeggio.
Se il vento sarà contro e ci sarà qualche salita in più ci vorranno due ore. Bene lo stesso tentiamola.
Ho fatto 15 km in vista non c'è nulla neanche un cartello e ci sarà ancora mezz'ora di luce. Mi fido poco delle indicazioni in kilometri, è difficile valutare le distanze dove non ci sono riferimenti.


C'è un fiume, vado a vedere. Il posto è così così ma non posso permettermi la puzza al naso.
Monto la tenda ci infilo tutte le borse e mi chiudo dentro. Fuori è già buio. Mi sono lavato con le salviettine, mi sono cambiato per la notte e ho cenato con 4 biscotti, non di più perchè fanno venire sete.
Dalla tenda sento il rumore del fiume, il vento fischia tra le foglie, ogni tanto il rumore lontano ora di un auto ora di un camion. Non piove ma sulla tenda ogni tanto si sente cadere qualcosa, sembrerebbero insetti attirati dalla luce. Sento uccelli notturni. Qualcosa di più grande di un ratto ma più piccolo di un cane lo sento muoversi all'esterno dove ho i piedi. Annusa rumorosamente e zampetta. Ora è davanti e ora è dietro. Speriamo non me li azzanni. C'è anche un grosso insetto che frulla e qualcosa che nuota nell'acqua. Proverò a spegnere il computer e la luce per vedere o meglio per sentire che succede.
Ho letto che un ottimo sistema per tenere alla larga dalla tenda qualsiasi essere vivente è quello di circondare la tenda con una fine striscia di zolfo e di darle fuoco. L'odore dello zolfo bruciato non lo sopporta nessuno. Zolfo non ne ho però domani qualche fiammifero lo compro.
Sarà una notte lunga, lascerò un orecchio acceso.
Buona Notte,
click.



martedì 17 gennaio 2012

10 etapa 114 Km. Bariloche - El Bolson



Finalente si parte. Le salite in città sono salite assassine con pendenze da infarto ma non appena esco fuori mi ritrovo sulla mitica “Ruta 40”. Qui è un goiellino, asfaltata, perfetta. Il paesaggio si fa da subito stupendo: Le Ande!. In questo tratto la strada costeggia uno dei 7 laghi che si trovano in prossimità di Bariloche. E' un bel lago blu solcato da una sola bianca barca a vela. Come mi sono mancate le salite. Forse perchè ci si muove lungo due direzioni la lunghezza e l'altezza. Aumenta lo sforzo fisico quindi è necessario un maggior controllo sulla gestione dell'energia e della volontà. Pedalare diventa più interessante.
La salita non può essere infinita e prima o poi si verrà ripagati con una bella discesa. Diversamente da quello che succede nel caso del vento. Il vento può essere un furto, se soffia contro o un regalo se ce l'hai alle spalle.
Faccio fermata per un succo di frutta e due fette di torta casalinga. La ragazza al banco è seria, scontrosa e non sorride mai ma quando è il mio turno si trasforma, diventa gentile e sorridente. Sarà perchè sono italiano? Mi era successa la stessa cosa con la cassiera di un supermercato di Medanos. Mah. Mi mancano 2 pesos per saldare il conto con gli spiccioli e allora tiro fuori un pezzo forte da 100 pesos (18 euro). Gli dispiace dovermi fare cambiare i 100 pesos e così mi sconta i 2 pesos. Oggi ho incontrato 8 cicloturisti. Carlos,se non ho capito male uruguaiano residente da anni però in argentina. E' una simpatica e saggia persona. Sposato con sei figli grandi. I suoi familiari e amici lo credono pazzo perchè gli piace girare il mondo in bici ma lui dice. Sono in pensione, ho tirato grandi 6 figli ed ora tocca a me o preferite che passi le mie giornate al bar a bere vino?... e ride, continua a ridere, è felice. Anche Carlos va a Ushuaia. Spero di rincontrarlo. Ci siamo persi lungo il tragitto. La sua bici ha dei cambi non proprio idonei per le salite così se è troppo ripida deve scendere e farsela a piedi.

Carlos


Ho incontrato altri 2 ragazzi che ho perso sempre perchè le loro bici non avevano rapporti del cambio sufficienti. Ciclopieturismo, bello anche così.
Ho campeggiato 10 km prima di El Bolson. I titolari, moglie e marito sono affabili e “Lui” mi ricorda un amico, Yama. Torso nudo, piedi scalzi e abbronzatissimo. Mentre ero “a tavola” mi ha portato una focaccia fritta della casa grande come una pizza e un vassoio di amarene.


Domani mi dirigerò verso Esquel 190 km. Non ci arriverò in giornata, quindi se non mi sentite è perchè non ho trovato una connessione internet. Non preoccupatevi.
Da Esquel poi il dilemma dell'itinerario: Ruta 40 o Carretera Austral?

Ciao a presto.
Mario

San Carlos De Bariloche


Arriviati a Bariloche l'autobus si svuota.
Viene aperto il bagagliaio centrale, ordinatamente ognuno riceve i suoi bagagli e finalmente viene aperto il bagagliaio posteriore che contiene la bicicletta.
L'autista afferra la bici e tira senza logica apparente. Il mio “hey” deciso e vigoroso lo blocca e lo toglie di mezzo.
Con calma studio la situazione, scarico prima tutte le quattro borse della bici e cerco di riflettere mentre l'autista mi grida che vuole i ticket del bagaglio che confermino che sono i miei.
La sua voce risuona senza importanza come un impercettibile rumore di fondo scampato al dolby system.
La inclino, no così non esce.
Da giù la voce si trasforma in “non può uscire, non è possibile tirarla fuori”.
Telepaticamente gli invio messaggi di risposta che vanno da “se è entrata deve anche uscire, genio” a piccoli insulti bonari riguardanti la sua persona fisica.
Cerco di ricordarmi come l'ho caricata, piego il manunubrio facendo girar le forcelle, la alzo leggermente, la spingo un po' in avanti e voilà la sfilo guardando serio l'autista.
Gli dico in italiano se è stato attento a come ho fatto così la prossima la può scaricare tu.
Il bus riparte e mentre mi fumo una sigaretta rimonto la bici enfatizzando ogni gesto, mostrando uno ad uno ogni pezzo che mi accingo a montare, come fosse uno spettacolo di prestigio rivolto al pubblico in panchina seduto avanti a me.


Trovo l'hotel da una lista scaricata da internet.
Il Grand Hotel De Bariloche. Non è extra-lusso come il nome potrebbe far pensare anzi è uno dei più economici. Il “Grand” è dovuto al fatto che è un grande palazzone di 6 piani.


E' domenica ma Bariloche è località turistica e i negozi sono aperti, tutti tranne quelli di biciclette. Non importa, annoto di ognuno la posizione e l'indice di probabilità che abbia quel che mi serve. Nella ricerca ne trovo uno aperto perchè oltre che a vendere bici organizza escursioni. Il negozio è vuoto. Entro saluto senza salutare dicendo: “me diga de si”. Il commesso cerca di dire qualcosa ma io lo zittisco e ripeto alzando una mano in segno di stop: “no, me diga de si”. Il commesso risponde no.
Spiegandogli cosa mi serve, tira un cassetto e appoggia sul bancone la mia camera d'aria. Chiede se ne voglio una o due. Tres dammene tres, mi salvador.
Mentre col mio sacchetto sono all'uscita del negozio dopo aver salutato mi rigiro e commento, “Hoy soy un hombre feliz “.

Bariloche è una città fondata da immigrati austriaci e difatti dall'architettura degli edifici e dai cognomi sembra di essere in Tirolo. Piacerebbe molto alla zia Ida.


lunedì 16 gennaio 2012

Rio Colorado


Se troverò le camere d'aria di scorta partirò in bici sennò bus.
In centro a Rio Colorado trovo una banca con una coda di gente in fila come si verifica sempre ad ogni sportello. Normale, in Rio Colorado città di 11.300 abitanti c'è un solo sportello bancomat che qui si chiama link.
Come avevo riscontrato anche nel nord dell'europa gli sportelli bancomat si contano sulle dita di una mano. Ad Alta in Norvegia, citta di 17.400 abitanti di sportelli bancomat ce ne sono 2.
In coda cominciano le domande e prende vita una discussione in generale sull'Argentina.
Sono tutti daccordo che più si va a sud e più la gente si fa disponibile e cordiale, anche in Italia ribatto. Si raccomandano di stare attento ai furti nelle città. I paesi sono più sicuri.
Mi chiedono dell'itinerario e tutti in coro mi sconsigliano vivamente di percorrere la strada che da lì porta a Neuquen. E' stretta piena di buche e con un traffico di camion intensissimo, infernale.
Il mio sarò prudente non trova convinzione nelle espressioni facciali di chi partecipa alla chiacchierata. Chi scuote la testa chi alza gli occhi al cielo. Mi raccontano che dopo quel tratto maledetto il traffico si ridimensiona fino quasi a scomparire e la natura si fa meravigliosa.
Mi hanno quasi convinto ma se troverò le camere d'aria di scorta la tenterò in bici.
Trovo il primo negozio di bici grazie a un voluminoso cartello posto sul marciapiede che dice: “Sconto 50% su camere d'aria”. Entro contento ed esco perplesso. Non hanno la misura 28.
Faccio passare altri 2 negozi di cicli inutilmente e mi dirigo alla stazione dei bus, sconsolato ma allo stesso tempo incuriosito da una nuova esperienza.
Il bus parte alle 17.45 e arriva alle 6.30 a S.Carlos De Bariloche.
Sono le 13, faccio il biglietto, mi fanno scegliere il posto come quando si va al cinema e tiro l'orario.
Alle 17.00 torno in stazione.
Alle 17.45 il bus non si vede.
Dopo averle pensate tutte, tra le quali di avere capito male il luogo della partenza, e dopo avere rotto le balle a un po' di persone, alle 18.30 arriva il bus.
Resto sorpreso del ritardo perchè non avevo ancora realizzato che Rio Colorado è già Patagonia e in Patagonia il tempo è relativo.
Uno dei detti fondamentali della Patagonia dice che che: “Sbrigarsi è il modo migliore per non arrivare e hanno fretta solo quelli che scappano.”
Per rendere l'idea, la Tronchita un treno leggendario della Patagonia ha come orario di partenza il martedi e il giovedi dalle 8.00 alle 12.00.
Anni fa lo scrittore Sepulveda era in Patagonia e doveva recarsi in una città più a nord non collegata da mezzi di alcun tipo se non da un aereo privato che effettuava su richiesta viaggi di quel genere. Si recò a una taverna che gli era stata indicata e chiese del pilota che stava dormendo su di un amaca.
Domandarono perchè cercasse il pilota e alla risposta ci fu un esplosione di giubilo. Erano 2 giorni che aspettavano il quarto uomo per completare il carico. Svegliarono il pilota che andò ad accendere i motori e decollarono tra scatole, sacchi di mercanzie e galline.
Il bus è arrivato. La bici non entra nel bagagliaio posteriore quello del motore.
Poco male ormai sono diventato esperto e in 1 minuto smonto (disarmo) la bici.
Nel bagagliaio ci saranno 50 gradi.
Il fondo sul quale appoggiamo bici e borse scotta.
L'autista mi dice di non preoccuparmi che è solo questione di un paio d'ore e poi si raffredderà.
Non me ne intendo molto di cucina ma in Italia in 2 ore ci facciamo il brasato.
Soprassiedo e prendo posto, posto n°4. Il numero che avevo in seconda superiore. Achilli, Anelli, Belloni, Bellocchio. Sono in prima fila del piano superiore e dopo pochi minuti di viaggio capisco perchè nonostante i posti fossero tutti prenotati quel posto non l'abbia scelto nessuno.
Il sole è come un flash di una macchina fotografica che si è bloccato acceso e il paesaggio è una strada dritta senza niente intorno.
Tiriamo tutte le tende e cerco di imparare un po' di spagnolo guardando il film dell'era glaciale 3.
Il bus è ultra mega comodo. Nella poltrona si affonda, c'è spazio per allungare le gambe, c'è il wc e acqua e caffè sono gratis.
Vicino non ho nessuno e nelle due poltrone al di là del corridoio una donna. Una bella donna che dorme a piedi nudi sdraiata sui due sedili.
Cala la sera e apro le tende.
Sto attento alla strada per vedere se corrisponde a come mi era stata descritta dai riocoloradini.
No, non corrisponde, è peggio molto peggio. Il traffico è continuo, come essere in coda in tangenziale a Milano dove i mezzi però non sono fermi ma viaggiano a 90 all'ora appiccicati uno all'altro.
Il fondo stradale invece si presenta come se avessero asfaltato la strada d'estate con del burro solidificatosi subito dopo il passaggio di un tir a pieno carico. Forse l'hanno fatto apposta per permetterti di fare dell'altro con le mani mentre guidi. Infili le ruote dell'auto nell'avvallamento che funge da binario e poi mentre l'auto tiene la strada da sola puoi giocare a ruba mazzetto. Cerco di immaginare su quella pista un povero disgraziato a cavallo di una bici ma mi vengono subito i brividi e cambio canale.
Fiducioso nell'esperienza di guida dell'autista allaccio la cintura e mi addormento.
Domani sarò a San Carlos De Bariloche.