giovedì 29 settembre 2016

Il ponte di Trezzo sull'Adda


Al passar dei camion il ponte balla, facendoti provare l’ebbrezza dell’adesso crolla.
E’ un ponte fatto bene, relativamente recente che poggia su alti pilastri messi sulla roccia, testato per decenni da traffico intenso e pesante.
Alle 18:00 era un delirio quando Rosario Fontanazza, settantenne palermitano, lo percorreva in mezzo alla sua corsia di marcia spingendo avanti a se il carretto a due ruote carico di carta e cartoni da vendere a Capriate. A Palermo aveva un cavallo e una carrozza per turisti, raccontava credibilmente con dovizia di particolari. Spinto in avanti con passo d’uomo arginava più di mille cavalli, un serpente saltellante di freni mollati e schiacciati di auto e mezzi pesanti. Chi era in coda e in ritardo suonava, chi una volta giunto a casa non avrebbe avuto comunque nulla da fare suonava, chi non teneva alla Ternana suonava. Spingeva e lanciava maledizioni con gesti del braccio simili a quelli della benedizione, a tutti. Menagramate, parolacce, uno sputo, una mezza bestemmia. Finito il ponte girava a destra e i sospiri si sentivano fino a Concesa.